5 commenti

  1. Mi ci trovo bene nel punto 1)
    🙂
    Sono "scappato" in Australia proprio perché possiamo dire mi sentivo il cappio al collo: 40 ore alla settimana, 4 settimane di ferie l'anno… per i prossimi XX anni?
    Era tutta qua la mia vita e la mia realizzazione personale e professionale?
    Forse coscientemente c'avevo anche provato a fare la persona "seria".
    Un profondo senso di vuoto (e forse addirittura di fallimento) e un paio di domeniche tristi e piovose passate ad inseguire su internet sogni di una vita alternativa erano il segnale che c'era qualcosa da fare.

    Poi ho fatto qualche colloquio con prospettive di contratto anche in Australia, anche prima di mollare definitivamente l'Australia. Ogni volta ci sono andato molto combattuto e l'ansia di venire incastrato in una routine sterile dal punto di vista esistenziale era sempre molto forte, più forte della paura dell'incertezza di una vita da freelance.

    Quindi se qualcuno sente questo tipo di ansia quando si presenta un'opportunità a tempo indeterminato… direi che sia un sintomo da ascoltare con attenzione.
    Per quanto riguarda invece la paura dell'incertezza, dell'ignoto e del cambiamento. Vorrei rassicurare tutti: questa paura c'è, fa parte di noi e fortunato chi non la sente. Ma è quel tipo di paura che dobbiamo superare, forse semplicemente perché lo vogliamo!

    Per il resto… Ultimamente sto contemplando l'espressione "volere è potere… anche se a volte ci vuole tempo". 🙂

  2. Beh se te la sei cavata con un paio di domeniche tristi e piovose direi che ti è andata di lusso!! Io prima di decidermi ci ho messo ANNI ma quello che conta alla fine è il risultato no? Anzi, ogni tanto mi dico che tutte le tribolazioni date dal "lo faccio o non lo faccio" alla fine non hanno fatto altro che farmi gustare ancora di più il momento in cui finalmente sono riuscita a prendere il coraggio a 4 mani, visto che 2 non erano sufficienti…
    sono daccordissimo con quello che dici sulla paura dell'incertezza, dell'ignoto e del cambiamento: spesso si ha una percezione errata di chi ha fatto il grande passo pensando che sia una persona che non ha paura di niente..io ero folle di paura! poi per fortuna, come succede sempre, si scopre che anche la paura, se guardata bene da vicino e non ignorata come se non esistesse, fa un po' meno paura 😉

    …. eh sì, è proprio uno dei tramonti inconfondibili di Ko Phangan!

  3. Monique

    Ho 8 sintomi su 9! È grave!?
    Però me ne manca uno fondamentale che è quello che mi tiene ancora agganciata qui: il numero 8! Ho una casa e soprattutto una famiglia. Ora non mi tocca che sperare che mio marito e le mie due piccole scoprano di avere anche loro questa sindrome! Io per adesso cerco di attaccargliela. 🙂 Buon nomadismo a tutti i nomadi!

    • Eh è grave sì cara Monique, anzi gravissimo! Di buono c’è che sei in ottima compagnia!
      Tu lavora di fino, silenziosa e lentamente, senza farti notare, soprattutto con le bimbe… e se anche non dovessi convincerli a mollare tutto e andare, ricorda che esistono sempre quelle cose meravigliose che si chiamano vie di mezzo, si può essere nomadi in tanti modi diversi, anche part-time, anche solo per un piccolo periodo. Tanto lo sappiamo che il nomadismo è più che altro una condizione mentale…o no? 😉 Ti abbraccio!

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