4 regali di compleanno che ho sempre desiderato e non ho mai avuto

parapendio El Hierro

Sono una ragazza semplice, io, di campagna si potrebbe dire, fatta di sogni e desideri semplici. Perché malgrado di anni ieri ne abbia fatti 41, gli occhi luccicano come quelli di una dodicenne all’idea dei regali che avrei potuto avere per il mio compleanno e che invece non ho avuto…

Un bastone da selfie

Me ne innamorai la prima volta in Thailandia quando lo vidi spuntare di lato da un motorino che mi precedeva sbandando ai 20 all’ora. Da allora fu un crescendo senza fine, il bastone da selfie comincò a comparire sempre più spesso nelle situazioni più impensate con una curiosità: quasi sempre alla sua estremità campeggiava un cinese, al punto che cominciai a pensare che fosse esclusivo appannaggio di questa popolazione e che di conseguenza ne sarei sempre stata privata. Poi per fortuna la vita sdoganò il tabù mostrandomi il bastone associato anche ad altre etnie e persone insospettabili, non solo malati di egocentrismo e social selfie. Imparai così che il bastone da selfie è per tutti e da allora lo voglio anche io. Finora, però, niente.

Un gioiello

Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta, perché se c’è una cosa che amo sono i gioielli e chi mi conosce lo sa. Ma il gioiello non solo è un successo annunciato ma anche un regalo che richiede pochissimo impegno.
Prendiamo l’anello, ad esempio: a prescindere dal tempo che si impiegherà a riflettere sulla misura giusta per avvolgere le mie dita magre, questa sarà comunque sempre sbagliata, quindi tanto vale scegliere il primo che capita, in fondo ci sono anche le dita dei piedi (di un filo più cicciottelle).
Azzeccata la misura, poi, si tratterà solo di decidere il materiale e anche qui la scelta si rivela molto facile. Come appartenente a quella ristretta cerchia di persone allergiche anche all’oro, conviene puntare subito sul diamante, il cui “per sempre” implicito mi fa venire l’ansia ma almeno mi risparmia gli eczemi.

Una cena in un ristorante molecolare

Di solito i ristoranti dove si mangiano molecole rimaneggiate mi piacciono molto. Senze pretese, appena un po’ più chic di una fiaschetteria ma nemmeno poi tanto, sono locali in cui di norma ci si sente a proprio agio qualunque cosa si indossi, quindi anche nel caso di una cena a sorpresa non si rischia di sfigurare, nemmeno se ti prelevano da casa con l’inganno mentre indossi i jeans e un maglione con i pilucchi. Ciliegina sulla torta, laddove si cucina molecolare c’è sempre la possibilità di vedersi portare la torta di compleanno spremuta dentro un flute, che è sempre una bella esperienza, a patto che le candeline te le servano a parte.

Una festa a sorpresa

E a proposito di sorprese, per una persona che già si emoziona di fronte all’interrogativo di cosa troverà dentro l’Ovino Kinder, organizzare una festa al buio è un successo assicurato. In quel giorno scandito dalla consapevolezza che sei un anno più vicina al ricongiungimento col Buon Dio, e magari pure di premestruo, quando sogni solo di sdraiarti sul divano, tu le Pringles e Ryan Gosling, ma esci lo stesso perché lui ci tiene davvero tanto e non puoi proprio dirgli di no, ritrovarsi circondati da decine di persone che saltano fuori dagli angoli più impensati urlando “buon compleanno!” è quanto di più vicino a un’esperienza divertente che riesca a immaginare. E invece niente, anche in questo caso sono sempre rimasta delusa.

Nemmeno uno su 4, e dire che non sono regali poi così straordinari.
Un risultato disastroso, aggravato dal fatto che al loro posto ieri mi è toccato il solito prevedibile e anche un po’ noioso volo in parapendio su El Hierro.
Per fortuna che anche per quest’anno è andata e per un altro anno non ci si pensa più.

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